Il nuoto



Il nuoto è l’insieme dei movimenti che permettono di muoversi nell’ambiente acqueo.

Il nuoto sportivo può essere definito come la “corsa in acqua”, la capacità quindi di spostarsi velocemente scivolando sulla superficie grazie a gesti tecnici quali trazioni e spinte realizzate con le braccia e le gambe.

Il nuoto però non è solo agonismo; nella versione amatoriale e ricreativa consente di spostarsi. fermarsi, immergersi, giocare in acqua e, muniti di una maschera, offre la possibilità di scoprire da “vivo” il meraviglioso mondo sommerso.

Attività quindi piacevole ma anche utile sotto l’aspetto formativo perché l’adattamento all’acqua, gli spostamenti, i tuffi richiedono un considerevole impegno motorio e psichico. Inoltre il saper nuotare ha una grande valore sociale perché può consentire d salvare la propria vita e di portare soccorso a chi si trovasse in difficoltà in acqua.



CENNI STORICI


Il nuoto era conosciuto dall’uomo in epoca antichissima come è testimoniato da un bassorilievo di Ninive del 1000 a.C. e conservato al British Museum di Londra: vi sono raffigurati tre guerrieri in fuga attraverso un braccio d’acqua (due si aiutano a stare a galla con otri che gonfiano con la bocca), il terzo pratica un nuoto simile al moderno crawl).

Certo anticamente il nuoto era praticato a scopo bellico o come preparazione militare. A Roma, durante l’età imperiale, lo si trova come svago: sorgono infatti bagni e piscine in gran numero. Nel Medioevo decadde quasi completamente anche se risalgono all’inizio del sec. XIV notizie di gare svoltesi nella laguna di Venezia e nel Tevere a Roma.

Nel corso del sec. XIX si ha un notevole sviluppo di questo sport. Infatti nel 1833 il tedesco Guts Muths organizza le prime gare di nuoto e tuffi; poco dopo il tedesco Kluge e il francese D’0Argy perfezionano lo stile, la rana; nel 1850 alcuni ufficiali inglesi portano un altro stile insegnato loro da alcuni pescatori del Gange, l’over arm side stroke (braccio sopra, corpo sul fianco).

Si diffondono altri stili quali il trudgen e il crawl, mentre il nuovo sporto viene ammesso alle prime Olimpiadi anche se le gare non avevano ancora una precisa suddivisione per le varie nuotate, suddivisione introdotta solo alle Olimpiadi di Londra del 1908, In seguito il nuoto ha avuto una larghissima diffusione come pratica sportiva anche grazie al favore con cui la medicina guarda al nuoto considerandolo uno sport completo e armonico. In campo internazionale il nuoto agonistico è regolato dalla Fédération Internationale de Natation Amateur (F.I.N.A.) alla quale aderisce la Federazione Italiana Nuoto (F.I.N.) costituita nel 1928 (dalla trasformazione della Federazione Italiana Rari Nantes fondata nel 1899).



P I S C I N A


Le gare si svolgono in piscine di lunghezza di 25, 33, 50 o 100 mt. con la vasca divisa longitudinalmente, da funi galleggianti, in corsie, in genere 6 o 8, della larghezza di m 2,15; entro tali corsie, pena la squalifica, devono nuotare i concorrenti. Le gare sono molte, le più diffuse sono quelle ammesse ai Giochi Olimpici e cioè, tanto per il settore maschile che per quello femminile: 50, 100, 200, 400, 800 e 1500 mt. stile libero, 100 e 200 dorso, 100 e 200 rana, 100 e 200 farfalla, 200 e 400 misti (dorso, rana, farfalla e una



S T I L I


Gli stili ormai diffusamente regolamentati e conosciuti nel campo sportivo-agonistico sono 4.

Essi sono:

- il crawl o stile libero;

- la rana;

- il delfino;

- il dorso.



STILE LIBERO


E’ lo stile che presenta meno attriti con l’acqua ed è quindi il più redditizio ai fini della velocità e della continuità d’azione. Si nuota sul petto, in posizione prona: l’azione degli arti permette l’avanzamento del nuotatore.

Le braccia si muovono in forma alternata, che prevede una parte subacquea, con una fase di presa-trazione-spinta (da braccio in linea col tronco fino all’altezza della coscia, e una di recupero, che avviene col passaggio del braccio fuori dall’acqua eseguito con molta scioltezza. La mano di ogni arto, normalmente tesa, prende l’acqua sulla linea anteriore della spalla prima di ritornare in presa per un’altra bracciata dopo le azioni descritte.

Tra le due azioni si compie anche la respirazione, che comporta un movimento inspiratorio (fatto con la rotazione del capo da un lato) e uno espiratorio con viso in immersione.

L’azione degli arti inferiori è importante non solo per l’avanzamento ma anche per il galleggiamento e l’equilibrio del corpo. Gli arti inferiori sono distesi e non rigidi, con le punte dei piedi leggermente all’indietro e compiono un movimento alternato, con direzione dall’alto in basso e viceversa.

Chi è attento e interessato alle attività acquatiche, avrà senza altro notato come lo stile libero sia la nuotata più usata nelle diverse discipline collaterali.



LA RANA


Anche la nuotata a rana utilizza la posizione prona del corpo, ma la sua caratteristica è che sia gli arti inferiori che quelli superiori si muovono in forma simmetrica, simultanea e completamente sotto la superficie dell’acqua.

Dalla posizione allungata del corpo (la testa è un po’ più alta dei piedi, che sono uniti “a martello”), con le braccia distese e il palmo delle mani rivolto in basso, si raccolgono le gambe a ginocchia divaricate con le punte dei piedi girate in fuori. Distendendo vivacemente le gambe verso l’esterno (calcio-spinta) si spinge l’acqua utilizzando anche la pianta dei piedi per far avanzare il corpo. Quindi le gambe si chiudono e i piedi si estendono prima di iniziare un nuovo ciclo.

Gli arti inferiori, oltre ad un'azione propulsiva quasi uguale a quello a degli arti superiori, hanno anche la funzione di mantenere l’equilibrio del corpo in acqua.

La rana è la nuotata meno veloce fra le specialità del nuoto, sia perché si nuota quasi del tutto immersi, sia perché la tecnica richiede dei movimenti di recupero che sono più ampi e lenti che negli altri stili. Praticata in modo tranquillo e col capo in superficie permette un’andatura riposante.



IL DELIFINO


Si pratica in posizione prona, come le precedenti nuotate. Conoscendo il crawl, diventa facile apprenderne la tecnica. I movimenti della nuotata a delfino sono infatti simili a quelli dello stile libero, con la differenza che sono fatti in modo simmetrico, sia dagli arti superiori sia da quelli inferiori. Si avanza nell’acqua soprattutto per l’azione delle braccia, che da distese avanti (con le mani alla larghezza del capo) si portano contemporaneamente indietro, effettuando un tempo di trazione finché arrivano all’altezza del petto e uno di stinta dal petto alle cosce, che serve ad elevare le spalle e il capo per inspirare; l’espirazione avviene a capo immerso durante il recupero delle braccia.

La denominazione di questo stile è derivata dal fatto che esso riproduce i movimenti del mammifero omonimo. La nuotata a delfino deriva dalla “farfalla”, anch’essa riconosciuta nella pratica agonistica, che prevede un’azione di gambe come nella nuotata a rana. Il delfino consente una maggior velocità, ma richiede anche maggior forza, dato che mette in azione un maggior numero di masse muscolari.



IL DORSO


La nuotata sul dorso ha come caratteristica principale la posizione distesa supina sull’acqua, a faccia in su, quindi senza problemi per la respirazione. Il corpo in acqua deve essere esteso e orizzontale per offrire la minor resistenza possibile; solo il capo è leggermente flesso avanti.

Gli arti inferiori hanno una funzione stabilizzatrice e propulsiva, che si compie con movimenti alternati ascendenti e discendenti delle gambe che devono essere allungate senza rigidità. Gli arti superiori hanno il compito di far avanzare il nuotatore ed effettuano una fase di presa-trazione-spinta in acqua e una fase di recupero.



Inserito da dat il Dom, 20/08/2006 - 18:14 Visualizza per la stampa