Cicerone - Somnium scipionis (da 1.1 a 3.7)



1,1 Quando giunsi in Africa in qualità di tribuno militare, come sapete, agli ordini del console Manio Manilio presso la quarta legione nulla mi stette più a cuore che incontrare Masinissa, re amicissimo, per giusti motivi, della nostra famiglia. Quando giunsi da lui, quel buon vecchio abbracciandomi scoppiò in lacrime e dopo un momento alzò gli occhi al cielo (e disse): "Ti rendo grazie o sommo Sole, e grazie anche a voi, altri corpi celesti, poiché, prima di emigrare da questa vita, scorgo nel mio regno, e per giunta in questa casa P. Cornelio Scipione [Masinissa allude all'Africano Maggiore, di cui l'Emiliano è il nipote adottivo], dal cui semplice nome mi sento rinfrancato: tanto è vero che (ita) mai dal mio animo si allontana il ricordo di quell'uomo tanto buono e valoroso", Poi io chiesi a lui notizie del suo regno ed egli a me della nostra repubblica; tenuti molti discorsi da una parte e dall'altra ci passò tutta quella giornata.

1,2 Poi, ricevuti con regale suntuosità, protraemmo la conversazione fino a notte inoltrata: il vecchio non parlava che dell' Africano e di lui ricordava non solo tutte le imprese, ma anche le parole. Quando poi ci ritirammo per dormire, vuoi perché ero stanco dal viaggio, vuoi perché ero rimasto sveglio fino a notte inoltrata, mi avvinse un sonno più profondo del solito. Allora ( credo per l'argomento dei discorsi che avevamo fatto; avviene infatti di solito che i nostri pensieri e i nostri discorsi producano nel sonno qualcosa di simile a ciò che Ennio scrive a proposito di Omero, intorno al quale evidentemente era solito pensare e parlare da sveglio) mi si mostrò in sogno l'Africano con quell'aspetto che mi era più noto dal suo ritratto che per averlo visto di persona; appena lo riconobbi, per parte mia provai un brivido; tuttavia egli (disse) : "Rassicurati e scaccia ogni timore, Scipione, e quello che ti dirò, tienilo bene a mente".

2,3 "Vedi quella città che, costretta per opera mia a obbedire al popolo romano, rinnova le antiche guerre e non riesce a stare tranquilla?" e intanto indicava Cartagine da un luogo elevato e pieno di stelle, luminoso e splendente. "Questa città che ora tu, poco più che semplice soldato, vieni ad assediare, come console tra due anni la distruggerai e avrai, guadagnato per i tuoi meriti, il soprannome di Africano che ora porti come ereditato da me. Quando poi avrai distrutto Cartagine, avrai celebrato il trionfo e sarai stato censore, e ti sarai recato come ambasciatore in Egitto, in Siria, in Asia e in Grecia, sarai fatto console per la seconda volta pur non essendo presente alle elezioni e porrai termine a una guerra disastrosa, distruggerai Numanzia. Ma quando sarai portato in Campidoglio sul carro trionfale, troverai lo Stato turbato dai piani di mio nipote.

2,4 A questo punto tu, Africano, bisognerà che dimostri alla patria tutta la luce del tuo coraggio e del tuo ingegno, e anche del tuo senno. Ma di quel tempo vedo dubbia quella che si potrebbe dire la via del destino, Infatti, quando la tua età avrà percorso per otto volte sette giri e rivoluzioni del Sole [cioè quando Scipione avrà compiuto per otto volte sette anni: 8*7=56] e quando questi due numeri, dei quali l'uno e l'altro, per diversi motivi, si considerano perfetti, avranno compiuto con il loro naturale percorso la somma degli anni per te stabilita dal fato, a te solo e al tuo nome si volgerà tutta la città, il senato, gli ottimati, gli alleati italici, i Latini, tu sarai il solo a cui possa appoggiarsi la salvezza dello Stato e, per non farla troppo lunga, bisogna che tu come dittatore riordini lo Stato, qualora tu riesca a sfuggire alle empie mani dei tuoi parenti". A queste parole Lelio gettò un grido e gli altri proruppero in forti lamenti, ma Scipione sorridendo serenamente (disse): "Silenzio! Vi prego, non destatemi dal sonno e ancora per un poco ascoltate il seguito".

3,5 Ma perché tu, Africano, sia più sollecito a difendere lo Stato, tieni per certo questo: per tutti quelli che hanno salvato, aiutato, accresciuto la patria, ben preciso è stato riservato in cielo un luogo nel quale possano felici godere di una vita eterna; nulla vi è infatti, di quanto almeno accade sulla Terra, che sia più gradito al dio supremo che regge tutto l'universo, delle comunità di uomini aggregate dal diritto che sono chiamate Stati; i reggitori e i salvatori di questi, di qui partiti, qui fanno ritorno.

3,6 A questo punto io, anche se ero rimasto sconvolto non tanto per la paura della morte, ma delle insidie da parte dei miei, chiesi nondimeno se lui vivesse e così mio padre Paolo e altri che noi consideriamo estinti; "Anzi, al contrario" disse " i vivi sono questi che volarono via dalle catene del corpo come da un carcere; invece quella che voi chiamate vita è morte. Non vedi tuo padre Paolo che viene verso di te?" Non appena lo vidi, per parte mia scoppiai a piangere a dirotto mentre egli, abbracciandomi e baciandomi, cercava di trattenermi dal piangere.

3,7 E io, non appena, trattenuto il pianto, cominciai a essere in grado di parlare. "Ti prego" dissi "padre santissimo e ottimo, dal momento che questa è la vita, come sento dire dall'Africano, perché indugio sulla Terra? Perché non mi affretto a venire qui da voi?". "Non è così" rispose. "Infatti, se il dio a cui appartiene tutto questo spazio celeste che vedi non ti avrà liberato da codesto carcere che è il tuo corpo, l'accesso in questo luogo non ti può essere aperto. Gli uomini, infatti, sono stati generati con questa legge, che custodiscano il globo chiamato Terra che vedi posto al centro di questo spazio celeste e a essi l'anima è stata data da quei fuochi sempiterni che voi chiamate costellazioni e stelle che, sferiche e rotonde, animate da menti divine, compiono orbite circolari con mirabile celerità. Perciò tu, Publio, e tutte le persone devote al dio dovete mantenere l'anima nel carcere del corpo, né senza il consenso di colui dal quale l'anima vi è stata data dovete emigrare dalla vita tra gli uomini perché non sembri che siate venuti meno al dovere umano assegnato dal dio.


Inserito da dat il Lun, 07/08/2006 - 14:21 Visualizza per la stampa