Gaio Petronio



  • Vita

Sulla vita di Petronio non ci sono molte notizie, ma siamo stati in grado di identificarlo con Gaio Petronio di cui parla Tacito negli Annali. Questi era un uomo colto e raffinato, noto per la sua eleganza dei modi e bizzarria dei costumi, e lui pure cadde in disgrazia dopo essere stato tra le autorità, o i personaggi più in vista alla corte di Nerone, dove ne era entrato a far parte come ‘arbitro di eleganza’. Morì suicida, dopo l’accusa di coinvolgimento alla congiura dei Pisoni, tagliandosi le vene e banchettando con gli amici dopo il gesto per dar l’impressione di una morte accidentale. Il suo testamento comprendeva anche tutte le turpitudini di Nerone, il nome delle amanti e degli amanti.

  • Satyricon

Trasmissione del romanzo:

Questo libro giunge a noi sotto forma di estratti, infatti, nonostante la sua grandiosità, non venne mai utilizzato come testo scolastico, a causa dei suoi argomenti licenziosi.

La storia di questo libro avvenne per frammenti, nel IX secolo venivano letti gli ‘estratti brevi’, in cui erano tolte e cancellate tutte le scene omosessuali, nel XIII secolo, invece vennero allungati, si lessero così i cosiddetti ‘estratti lunghi’, in cui si ritrovano le storie narrate durante la cena di Trimalchione, come la Matrona di Efeso. Dopo vari rimaneggiamenti, grazie alla scoperta a Traù della parte completa della cena, nel 1600 si poté dar vita al Satyricon come lo conosciamo, con estratti brevi, lunghi e la cena di Trimalchione.

Significato del titolo:

Quanto ci resta di questo libro non è che la decima parte dell’opera, che simile all’Odissea omeriana, era lunga presumibilmente 24 libri. Sappiamo che gli antichi non avevano una parola in grado di definire il nostro termine ‘romanzo’, i latini utilizzavano il termine Fabula, ma era ormai abusato per ogni varietà di racconto. I contemporanei stessi di Petronio non sapevano come definire il suo libro, alcuni lo accostavano alle Metamorfosi di Apuleio, altri al genere satirico. Ora preferiamo chiamarlo Satyricon, con il genitivo plurale, ma grecizzato, ad indicare l’affinità con la satira, ma anche con gli stili di vita dei satirici.

Modelli:

Omero: viene ripresa più volte l’Odissea omerica, sia nel tema del viaggio, di Encolpio e Gitone, sia nel tema della persecuzione divina che i due amanti devono subire, sia nei richiami ai vari episodi del poema epico, il Ciclope, la maga Circe, ecc.

La vicenda del Satyricon riprende lo schema base del romanzo greco d’amore, sul modello di Ulisse- Penelope. In Petronio c’è la ripresa parodica di questo schema, lo si nota soprattutto nel fatto che la coppia non è eterosessuale, ma omosessuale. La parte della fanciulla che nel romanzo greco deve difendere a tutti i costi la propria castità è qui Gitone, che però rompe ogni legame di fedeltà ogni volta che può.

Fabula Milesia: viene ripresa la struttura di questo tipo di novella (di Aristide da Mileto, che scrisse nel I secolo a.c. le Storie Milese) nel gran rilievo dato al sesso e ad ogni forma di avventura erotica, emblema di questo richiamo è proprio la novella della Matrona di Efeso.

Satira Menippea: viene ripresa soprattutto nello scambio di parti in prosa e in poesia, non presenti in esempi notevoli nella letteratura greca precedente, un esempio latino da ricordare è l’Apocolocyntosis di Seneca, anche per la continua alternanza di serio e faceto all’interno dell’opera. Per quanto riguarda le Menippee di Varrone, gli è stata data grande rilievo, sia per la varietà dei temi, ma anche per la componente realistica. Il realismo nella satira latina stava ad indicare uno sguardo attento e critico verso il reale, che si intende giudicare. In Petronio questo realismo tocca livelli inauditi, basti vedere la vicenda della Cena, la descrizione del parlato popolareggiante di Trimalchione e dei suoi rozzi commensali, in contrasto con l’eloquio più elegante e raffinato di Encolpio.

Sperimentalismo poetico:

Petronio si rivela in questo romanzo, anche un abilissimo poeta, grande sia per padronanza metrica che per l’originalità d’invenzione. Spesso si diverte ad imitare lo stilo dei vari autori, ma questo gli è concesso solo grazie alla sua grande bravura. La sua poesia è spesso singolare ed enigmatica, tendono comunque a descrivere la decadenza stessa della poesia (le odi di Eumolpo accolte pessimamente da ogni sorta di pubblico). È in questo libro che si trova la più bella poesia mai scritta nella storia della letteratura latina, “Qualis nox fuit illa, di deaeque”, scritta per commentare una felice notte d’amore finita in un tradimento.

 

 

Teatralità:

Il Satyricon è pieno di riferimenti al teatro, alla vita come teatro, con i suoi colpi di scena, le scenografie pacchiane, i personaggi tipici della farsa. È probabile che in primis, il Satyricon fosse stato scritto per essere recitato, così si spiegherebbe anche l’ampio utilizzo di parti in poesia.

  • Petronio e Seneca: contrasto di filosofie

Petronio se è veramente colui di cui ci parla Tacito, era un uomo che di giorno dormiva, e di notte si dedicava ai piaceri del vino e del sesso. Seneca vedeva questi uomini come dei sepolti vivi, e ne disapprovava completamente la filosofia di vita.

Il Satyricon tratta di tutti quei vizi e comportamenti che Seneca deplorava nei suoi trattati: la fedeltà coniugale, il lusso e l’ostentazione, i giochi gladiatori, gli spettacoli teatrali e gli effemminati erano per lui portatori di avidità per l’uomo. Voleva porre un freno a quella nuova classe sociale che erano i liberti, che stavano prendendo sempre più potere sia socialmente che politicamente parlando, in quanto il lusso e i mal costumi erano i loro simboli di vita.

Qui nel Satyricon tutti questi ideali venivano riproposti, ma al contrario, ciò che Seneca disprezza diventa comportamento istintivo dei personaggi, per nulla preoccupati di passare dalla virtù al vizio, in nessun ambito della vita.

Spesso i personaggi di Petronio parlano utilizzando proprio i concetti di Seneca, a volte le stessa parole moraleggianti, ma si tratta solo di passaggi temporanei fortemente ironici che riportano alla mente l’esistenza di un mondo dei valori, da cui i vari protagonisti tentano di fuggire in ogni modo.

La filosofia di Petronio crede che al tempo non si possa fuggire, l’uomo è in balia del tempo. Gli stessi personaggi sono in balia di una circolarità degli eventi da cui non riescono a fuggire: durante il loro viaggio infatti continuano ad incontrare sempre le stesse persone da cui tentano di fuggire, ma grazie alla buona sorte in extremis riescono a trovare una soluzione, liberarsi per qualche attimo, e poi ricadere in un altro vicolo cieco. Tutta la struttura ricorda un intricato labirinto senza spazio né tempo.

Abbiamo parlato dell’affinità con l’Odissea, ma non conoscendo il finale del romanzo non passiamo sapere a cosa approderanno alla fine i due ragazzi, probabilmente sarà alla parodia di qualcosa di sensato, ma a Petronio interessa più che altro il viaggio, inutile e insensato, perché è tutto un susseguirsi di vizi e tipi umani, veramente divertente e liberatoria.

La forza primaria a muovere gli istinti dunque non è solo il sesso, ma anche spazi riservati all’antropologia e al folclore, come si vede in tutti i racconti di streghe, licantropi, le magie e il cannibalismo.

Un aspetto importante in quest’opera è l’EROS: in questo si diversifica notevolmente dalla letteratura ellenistica, che rasenta quasi il perbenismo, anticipa toni e argomenti riscoperti poi solo in epoche molto recenti alle nostre. Lo stile è elegante e ironico, non si lascia mai coinvolgere in quello di cui parla, anche per mantenere l’aurea di criticismo e giudizio della società a lui contemporanea. Una paura di fondo sempre presente è quella della frigidità e dell’impotenza, che stanno a significare che la vera gioia non è da ricercarsi solo nell’amore, in quanto lì la si trova ben poche volte, e quando questo avviene, non è certo attraverso la perversione.

  • Stile nel Satyricon

Petronio usa uno stile ricco ma nitido, molto veloce, e capace di accelerazioni, di sintesi descrittive molto efficaci e di rallentamenti studiati su qualche preciso particolare. Riesce a dare un senso di leggerezza anche nelle pagine più scabrose.

Grande importanza assume poi la capacità di diversificare le voci e gli stili a seconda del narratore, soprattutto nei passaggi dalla prosa al metro, e a seconda del genere a cui appartengono.

Nella Cena, Trimalchione e i suoi ospiti parlano una lingua zeppa di volgarismi e sgrammaticature e grecismi, riscontrabili poi anche nei graffiti di Pompei, è la cultura dei ceti medio-bassi, fatta di aneddoti e pettegolezzi, di luoghi comuni, credenza astrologiche e proverbi. Nella Cena quindi troviamo descritte il carattere, la psicologia dei singoli nei dialoghi dei commensali.


Inserito da dat il Sab, 12/08/2006 - 15:25 Visualizza per la stampa