Salvatore Quasimodo nasce a Modica, in provincia di Ragusa, il 20 agosto 1901, da Gaetano e Clotilde Ragusa. La nonna paterna, Clotilde Papandreu, è figlia di profughi greci originari di Patrasso. Questa origine può avere inciso negli interessi futuri di Salvatore, così come il profondo affetto che lo lega alla Sicilia.
Nel 1908 la famiglia si trasferisce a Messina. Alloggiano per lungo tempo in un carro merci sostato in un binario morto della stazione.
Continua a leggere →Si usa parlare di Illuminismo e di Romanticismo come di due movimenti artistici contrapposti ma ben definiti.
L’illuminismo si distingue per l’amore della chiarezza, della logica della misura , per l’elegante scetticismo filosofico, per l’ottimismo nella considerazione delle cose umane e del progresso, insomma per la fiducia di un mondo rischiarato dai lumi della ragione e della scienza.
Il Romanticismo, invece, per la spiccata propensione al sentimento, alla fantasia, al sogno, per lo spazio concesso al mistero e al misticismo, per lo slancio eroico ed individualistico per l’amore per la patria , e quindi per un prevalente nazionalismo.
Continua a leggere →Luigi Pirandello nacque nella villa di Caos, nei pressi di Girgenti e nelle cui vicinanze Il padre Stefano gestiva le miniere di zolfo ; la madre, Caterina Ricci Grammito, apparteneva a una famiglia borghese, che si era distinta nella lotta antiborbonica e unitaria,
La formazione
Compiuti gli studi letterari a Palermo, s’iscrisse all’università di Roma. Nel 1889 si trasferì in Germania, all’università di Bonn, si laureò in filologia romanza con una tesi sul dialetto di Girgenti.
Continua a leggere →CANTO TRENTATRE'
1-39. ORAZIONE DI S.BERNARDO ALLA VERGINE. Con ardente affetto S.Bernardo innalza alla Vergine un inno di lode, esaltandola come la più alta tra le creature, destinata ab aeterno ad essere madre di Gesù. Essa è “face di caritate” nel cielo e “fontana di speranza” sulla terra; la sua misericordia è così grande che soccorre gli uomini prima ancora di essere pregata. All’inno di lode S.Bernardo fa seguire la preghiera di intercedere presso Dio per Dante affinché questi possa alzare lo sguardo fino a Lui, e infine invoca la protezione della Vergine finche il poeta resterà ancora sulla terra.
Continua a leggere →CANTO TRENTESIMO
1-33. SPARIZIONE DEI CORI ANGELICI E NUOVA BELLEZZA DI BEATRICE. Dalla vista di Dante scompaiono a poco a poco i nove cerchi e il punto luminosissimo, per cui il poeta ritorna con lo sguardo a Beatrice. Ma la bellezza di lei è così sovrumana, che il poeta dichiara la sua impotenza a descriverla: da quando la vide la prima volta fino ad ora le parole sono state sufficienti a rappresentarla: ora è costretto a rinunciarvi: forse solo Dio può goderla appieno.
Continua a leggere →CANTO VENTISETTESIMO
1-9. I BEATI INTONANO IL “GLORIA”. Tutti i beati intonano l’inno del “Gloria”, con un canto così dolce che Dante ne è inebriato. Ciò che il poeta vede davanti a sé pare “un riso de l’universo”, così che egli esce in una esclamazione ammirativa, che è al tempo stesso espressione dell’intenso desiderio di possedere quella “ineffabile allegrezza”, quella felicità perfetta e completa.
10-27. S.PIETRO CONDANNA LA CORRUZIONE DEL PAPATO.
Continua a leggere →CANTO VENTITREESIMO
1-15. ATTESA DI BEATRICE. Beatrice è tutta rivolta verso la parte più alta della volta celeste, mostrando, dall’aspetto, un’ansiosa attesa; Dante è quindi preso dal desiderio di sapere qual è l’oggetto di così grande attenzione e di così viva aspettazione. Ma frena la propria ansietà, non privo però della speranza di vedere presto la novità tanto attesa.
16-45. TRIONFIO DI CRISTO. Dopo alcuni istanti Beatrice esclama: " Ecco il trionfo di Cristo!
Continua a leggere →CANTO DICIASSETTESIMO
1-30. DANTE CHIEDE ALL’AVO NOTIZIE SULLA SUA VITA FUTURA. Dante ripensa alle oscure predizioni che gli erano state fatte nell’Inferno e nel Purgatorio e desidererebbe sapere qualche cosa dall’avo, ma si trattiene dal domandare. Cacciaguida e Beatrice leggono però il suo pensiero per cui quest’ultima invita a chiedere liberamente. Egli allora si rivolge all’avo, manifestando il desiderio di sapere ciò che il futuro gli riserba, pur dichiarando di essere pronto a sopportare i colpi della fortuna.
Continua a leggere →CANTO QUINDICESIMO
1-12. IL SILENZIO DEI BEATI. I beati interrompono il canto per permettere a Dante di esprimere i suoi desideri. Questo segno di carità ci dà la sicurezza che le anime beate non sono sorde alle nostre preghiere; è giusto perciò che colui che, per l’amore vano delle cose terrene ed effimere, rinuncia a questo vero amore sia dannato in eterno.
13-30. CACCIAGUIDA SI AVVICINA A DANTE E LO SALUTA.
Continua a leggere →CANTO UNDICESIMO
1-12. CONTRASTO TRA LA VANITA’ DELLE COSE UMANE E LA GLORIA CELESTE. Il poeta, accolto nel cielo del Sole dall’ineffabile dolcezza del canto dei beati e dalla danza della “gloriosa rota”, pensa, per contrasto, alla vanità dei beni terreni, e commisera gli uomini per la loro ottusa cecità.
13-27. DUE DUBBI DI DANTE. Dopo che la corona di spiriti luminosi ha compiuto un intero giro su se stessa e ciascuno è tornato nel punto di partenza, S.
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